RICICLAR(T)E

28 agosto 2013 | Giorgia | Stampa articolo |
RICICLAR(T)E
Arte Moda e Cinema
0

Nick Gentry , artista londinese creatore del progetto “Social art from obsolete” che prevede l’utilizzo di supporti tecnologici inutilizzati, donati dalle persone che vogliono supportare o essere anche una piccola parte di un’opera (vedi andare per la tangente).
Così dai “fossili digitali” nascono le opere di questo artista, i ritratti da esso creati rappresentano una vita presente generata dall’insieme di nascoste vite passate, ogni floppy è la storia di qualcuno, ogni diapositiva è il fotogramma di qualche ricordo. In questa arte definita dallo stesso Nick Gentry sociale, sono molto forti gli elementi chiave di cultura contemporanea come consumismo, riciclo e identità digitale.

Nick GentryNick GentryNick GentryNick Gentry

Nina Boesch, artista tedesca che taglia e incolla i lasciapassare per il passaggio sotterraneo, o subway che dir si voglia, della grande mela e, così facendo, i “Metro Card Collages” diventano dei veri e propri scorci emblematici della città di New York.Nina Boesch iniziò il proprio lavoro per amici e parenti per poi ritrovarsi ad esibire le proprie creazioni a Manhattan, Brooklyn e Laguna Beach.

Nina BoeschNina BoeschNina BoeschNina Boesch

Erika Iris Simmons, la serie di opere forse più conosciuta di quest’artista americana è “Ghost in the machine” che ha una forte ed evidente connessione con il filosofo britannico Gilbert Ryle, coniatore dell’espressione , nel libro “Il concetto di mente” del 1949, “il fantasma nella macchina”, appunto. L’ artista nota come Iri5, riesce a far uscire da vecchie e scomode videocassette, vhs e pizze cinematografiche , in maniera sorprendentemente realistica, i ritratti delle grandi icone del nostro mondo. Purtroppo non è possibile acquistare il nastro originale che è sostituito da una stampa dell’opera firmata.

Erika Iris SimmonsErika Iris SimmonsErika Iris SimmonsErika Iris Simmons

Brahim El Anatsui, artista ghanese considerato uno dei più stimati scultori africani viventi. Partecipò, nel 2007, alla 52ª edizione della Biennale di Venezia, realizzando un’installazione composta da arazzi fatti con materiali di recupero, come lattine, tessuto, legno e creta, a ricordare i preziosi abiti da cerimonia Nyekor e i tessuti Kente, tipiche stoffe dai complessi motivi geometrici e dai colori vivaci. El Anatsui coniuga la tradizione, il recupero e l’innovazione creando dei murales di forte impatto e inganno visivo, da lontano questi grandi arazzi sembrano dei tradizionali tessuti antichi se non fosse per il fatto che sono stati creati con degli scarti, quindi con riferimenti estremamente contemporanei. Il significato del lavoro di questo artista va ricercato nella volontà di testimoniare la fusione tra mondi e culture diverse, il Ghana era conosciuto come “Costa d’oro degli europei”. Lo stesso Brahim El Anatsui sottolinea che la scelta dell’utilizzo dei tappi nelle sue opere rappresenta il collegamento con l’Africa e i propri colonizzatori: L’alcol è stato uno dei prodotti che gli europei hanno portato con sé per lo scambio delle merci in Africa ed era utilizzato nel commercio degli schiavi.

El AnatsuiEl AnatsuiEl AnatsuiEl Anatsui

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su