Atlante dell’infanzia a rischio

5 dicembre 2012 | Redazione | Stampa articolo |
Atlante dell’infanzia a rischio
Costume e Società
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Nell’ambito del terzo “Atlante dell’infanzia (a rischio)”, durante il dibattito in collaborazione con il Garante Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora, con la partecipazione del Presidente Istat Enrico Giovannini, Save The Children riporta un quadro complessivo davvero struggente con bambini sempre più fragili e poveri di futuro, esposti a sfide sempre più difficili. Neonati con più di 3.500.000 di euro di debito pubblico a testa, il più alto di Europa. Nascite diminuite con un -1,5% nel 2030 rispetto ad oggi e con sempre meno aiuti.

Consumando l’idea di futuro dei bambini e dei giovani, le loro aspettative, i loro desideri e i loro sogni, stiamo segando il ramo dell’albero su cui siamo seduti, questo quanto riporta Valerio Neri, CEO di Save The Children Italia.

 

7 minori su 100 in Italia vivono nella povertà assoluta, cioè 720.000 bambini vivono privi di beni e servizi che assicurino loro una vita accettabile e  417.000 si questi solo al Sud con un aumento rispetto al 2010 di 75.000 piccoli grandi poveri.

Senza tenere conto poi della sempre più crescente disaffezione allo studio anche tra le fasce di età tra i 18 ed i 24 anni, che interrompono gli studi fermandosi alla terza media e non iscrivendosi nemmeno a corsi di formazione. Di fronte all’apparente inutilità di un titolo di studio anche elevato e al fallimento, che la realtà più diffusa ed evidente sembra attestare, dei valori dell’onestà, del rispetto, del puntare sulle proprie forze e competenze, i ragazzi si orientano sempre più spesso verso modelli di successo facile, in cui la scuola e la stessa università sono viste con distanza e perfino sarcasmo, come riporta Valerio Neri. I dati infatti dicono che 1 giovane sotto i 25 anni su 3 è disoccupato, molti dei quali con laurea.

Paragonando la nostra situazione con quella in Europa e più precisamente con la Germania dove la disoccupazione giovanile è diminuita del 4,1%, risulta evidente che i nostri giovani disoccupati sono sempre più scoraggiati a ricercare un lavoro con una percentuale del 34% tra i 15 ed i 24 anni.

Inoltre c’è da considerare anche la fascia di età che va dai 6 anni ai 17 dove le minacce al presente e al futuro dell’infanzia sono ancora alte. Infatti solo nel Mezzogiorno, circa 700 mila bambini vivono in uno dei 178 comuni sciolti almeno una volta per mafia negli ultimi 20 anni, comuni dislocati nella gran maggioranza in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia con alcune propaggini nel Lazio ed in alcune regioni del Nord.

E poi ci sono i territori avvelenati dove quasi 1.500.000 di bambini e ragazzi italiani, 15 su 100, nascono e crescono in prossimità di impianti siderurgici, chimici, petrolchimici, aree portuali, discariche urbane ed industriali, spesso fuori controllo, abusive e altamente nocive.

Ed ancora, gli edifici insicuri come le scuole dove i bambini ed i ragazzi dovrebbero sentirsi al sicuro ed invece sono circa 26.000 costruite senza criteri anti-sismici mentre solo 3.700 sono a prova di terremoto.

Concludiamo con una sintesi di Valerio Neri non rassicurante ma che sprona a fare di più per risollevare le sorti del nostro Paese.

“Da una parte il peso del debito pubblico, con la contrazione della spesa sociale, aggravata dalla crisi, dall’altra il rapido invecchiamento della popolazione, che costituisce un’ulteriore sfida ai sistemi di welfare, perché drena risorse per le pensioni e l’assistenza agli anziani. Il risultato p che fra 18 anni i bambini saranno più preziosi del petrolio in via di estinzione. Ma quel che è peggio è che, se i trend rimangono gli attuali, non solo bambini e adolescenti saranno pochi numericamente ma saranno sempre più privi di forza contrattuale e politica, depressi, sviliti e impotenti. Ma deprimere e cancellare l’infanzia, significa cancellare il futuro di tutti.”

Valerio Neri avvia e sponsorizza la campagna “Ricordiamoci dell’Infanzia” a sostegno dell’infanzia a rischio in Italia.

 

Commenti

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