Grandi stimoli dalla Fiera dei Makers a Roma

8 ottobre 2013 | Redazione | Stampa articolo |
Grandi stimoli dalla Fiera dei Makers a Roma
Costume e Società
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ROMA – La Makers Faire che si è chiusa ieri al Palazzo dei Congressi di Roma è stata un successo. Un successo ampiamente meritato. E non perché al Palazzo ci fossero, come del resto c’erano, proposte, sorprese, idee e tecnologie messe insieme per far si che un pubblico potesse trovare soddisfazione, ma soprattutto perché al Palazzo dei Congressi, alla Makers Faire, si respirava un’aria fantastica.

Volendo scrivere qualche riga piacevolmente ovvia, potrei scrivere il classico “non sembrava di essere in Italia”, e restare al di qua della linea di comprensione dell’evento. No, non lo farò perché il bello della Makers Faire è che si capiva in ogni angolo, in ogni stand, davanti ad ogni proposta o progetto, che eravamo nel nostro vituperato, maltrattato, sottostimato paese. Si, in Italia, in una fiera piena di italiani. Italiani i progettisti, i sognatori, i ragazzi del nord e del sud che, dietro ai loro tavolini, mostravano con orgoglio, passione, energia, divertimento, speranza, il loro lavoro, le loro idee, tutto quello che con fatica e passione hanno realizzato, le molte cose che potrebbero realizzare ancora.

Italiani di una generazione e di un tipo diverso? Si, ma da quelli che vediamo in televisione, da quelli che vogliono farci credere siano la maggioranza dei giovani nel nostro paese, irriducibilmente privi di voglia, instancabilmente alla ricerca di un posto fisso, di qualcosa di certo, precari “dentro” e non per la condizione di lavoro. Diversi perché i ragazzi delle mille piccole aziende (si chiamiamole con il loro nome, sono aziende) che sono andati in scena con i loro progetti, i loro prodotti, le loro idee, non pensano a un posto fisso e non si sentono precari, puntano in alto, sognano, immaginano, realizzano, producono, in barba a un paese fatto di vecchi e per vecchi, in barba a chi gli dice che è meglio andare all’estero e fare i soldi altrove. In barba a chi pensa che i ragazzi italiani siano solo mammoni, pigri e ignoranti. In barba a chi immagina che il futuro sia impossibile.

Stampanti 3D e robot, razzi e circuiti elettronici, luci led e fili elettrici, giochi e strumenti di lavoro, suoni e rumori, c’era di tutto in una fiera che aveva lo scopo non solo di mettere in mostra creatività e produttività nuove, ma anche di mettere in moto le stesse cose nel pubblico. Bastava guardare i ragazzi incuriositi davanti ai piccoli robot realizzati con il kit di Arduino, chiacchierare poi tra loro, chiedere il prezzo del kit, e vederli immaginare cosa loro avrebbero potuto fare. Bastava vedere le persone accalcate davanti alle mille stampanti 3D in azione nella fiera, ognuno divertito all’idea di poterla usare, di poter “produrre” un oggetto in casa, o di realizzare qualcosa di diverso da quello che era in mostra.

Il pubblico ha risposto in massa, migliaia e migliaia di persone hanno fatto la coda per entrare (e quelli che domenica pomeriggio non ci sono riusciti hanno protestato), che si sono accalcate davanti ai tavolini e dentro gli stand di una fiera assai interattiva, che consentiva soprattutto ai giovanissimi moltissime possibilità di interazione, non solo di vedere la tecnologia in azione ma di verificare da soli, con cose semplici e immediata, cosa è possibile fare, anche mettendo insieme analogico e digitale, carta, stoffa, led e circuiti. Aria nuova, aria bella, speranza, energia, idee: la Makers Faire ha messo in scena questo, oltre a mille gadget diversi, la maggior parte dei quali realizzati con poca spesa e molte idee, da centinaia di ragazzi arrivati anche da altre parti d’Europa, per dimostrare a tutti che le cose possono cambiare, che le cose si possono fare.
di ERNESTO ASSANTE da Repubblica.it

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