L’amore al tempo dell’adolescenza: una melodia dell’anima, stonata.

14 maggio 2014 | Daniela Saurini | Stampa articolo |
L’amore al tempo dell’adolescenza: una melodia dell’anima, stonata.
Costume e Società
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«Il primo amore non si scorda mai». Vero. Forse, però è ancor più vero che «La prima delusione d’amore non si scorda mai» e, in genere, questa interessa il periodo dell’Adolescenza. Perché è proprio negli anni dell’adolescenza, dagli 11 ai 20 anni ca., che il ragazzo ha il suo primo approccio con questo sentimento che, se da una parte lo rinnova, dall’altro può distruggerlo. Accade perché già di per sé, l’adolescenza appare essere una fase di vita profondamente delicata, complicata da repentini cambiamenti a livello fisico e psichico, da un’altalena di esigenze che si danno battaglia tra la ricerca di autonomia e l’ancor presente dipendenza dal nucleo genitoriale.
È l’età dei conflitti, con se stessi, in primis e con il mondo in cui si è immersi, poi. Un mondo la cui immagine è profondamente alterata da vissuti contrastanti, da un’alternarsi di emozioni che suonano note spesso stonate, un fastidio per l’anima. Ma che, nonostante l’intenzione di farvi fronte, troppo spesso persistono.
Forse, più che definirlo Amore, e uso la maiuscola non a caso, quel sentimento con cui per la prima volta l’adolescente si scontra andrebbe definito innamoramento, sentimento esclusivo di questa età, benché, qualcuno, riferisca che si possa rintracciare in altre fasi di sviluppo tra cui l’età adulta e l’età senile. Ma resta che, il periodo preferenziale per il sogno d’amore, sia proprio l’adolescenza, in cui l’affetto esclusivo e profondo corrisponde alla modalità preferenziale di approcciarsi all’altro sesso.

Ciò che caratterizza l’Innamoramento e dall’Amore lo distingue, è la “predestinazione”: d’improvviso la relazione, il suo ideale, la speranza della stessa sa di eternità, come se, quella persona, ci fosse stata assegnata dal destino perché unica e sola candidata a starci accanto. L’incarnazione di un desiderio, alimentato da un’aspettativa creata da un modello ideale, che molto spesso, nel tempo viene deluso. E quando la delusione avanza, la sofferenza, il dolore, l’afflizione, trovano spazio e feriscono logorando una già precaria stima verso se stessi. Il pensiero che ricorre diviene dunque il “divieto d’amare”.

“Non mi vuole nessuno”; “La persona per me non esiste”; “Sono io ad essere sbagliato”: questo è quanto si ripete un adolescente deluso dall’amore. E tanto più questi pensieri ristagnano nella mente, tanto più la crisi mette radici profonde. Accade perché, nell’innamoramento, vi è un aspetto narcisistico non trascurabile che si inquadra nella volontà di continuare ad amarsi attraverso l’altro, attraverso una conferma che dalla corrispondenza altrui perviene. E l’idealizzazione, che dell’innamoramento è parte imprescindibile, da cui, peraltro la delusione parte, inevitabilmente, in un certo momento, va a scontrarsi con la realtà: quel partner a cui la maggior parte dei nostri pensieri sono stati dedicati, cha ha preso il nostro tempo e i nostri spazi, smette di essere ciò che volevamo vedere, per restare ciò che già era in principio.

Nessun conforto è mai abbastanza per un adolescente ferito dall’Amore, soprattutto non lo sono frasi del tipo “Morto un Papa se ne fa un altro”: perché se per un genitore l’accaduto è solo la fine di un amore adolescenziale che dell’amore ha ben poco, per l’adolescente, tutto questo è straziante, al punto da indurlo a chiudersi in se stesso, senza conforto.

Più di ogni altra età l’adolescenza esige ascolto, incondizionato. Esige presenza e disposizione. Esige comprensione. Perché nel passaggio all’età adulta la guida si fa fondamentale e lo stare accanto, piuttosto che davanti è il modo migliore per indicare a quei futuri uomini e donne, la strada migliore.

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