The Tutu Project

12 dicembre 2013 | Giorgia | Stampa articolo |
The Tutu Project
Costume e Società
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“Me photographing myself in a pink tutu, how crazy is that?”

Queste sono le parole di Bob Carey, fotografo ideatore del Tutu Project.

Il Tutu Project è una proiezione ironica di se stessi e rappresenta un’ironia impegnata di leggerezza apparente, prodotta da Azioni di riscatto e partecipazione.

La lotta della Ballerina Bob inizia quando a Linda, sua moglie,  fu diagnosticato un cancro al seno ed è cresciuta con l’ auto pubblicazione da parte dei coniugi del libro “Ballerina”, contenente le immagini dell’uomo in tutu e alcune storie umoristiche. I proventi derivanti della vendita del libro andranno direttamente alla fondazione Fondazione Carey.

Questo è il sito della missione del Tutu Project http://www.thetutuproject.com/
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Può sembrare una favola romantica a tinte rosa, il tutu aiuta in questo, ma io penso che in realtà voglia suggerire qualcosa in più.

Penso sia facile lasciarsi andare all’indifferenza, alla non azione, penso che sia facile lasciarsi trasportare dagli eventi facendo scegliere a quest’ultimi per noi, penso che, a volte, sia ancora più facile pensare: “tanto non cambia niente, a che serve!” Chi penserebbe che delle foto in di un uomo pingue in tutu possano raccogliere i soldi per costose cure mediche e permettere di aprire fondi a supporto di esse? Quindi significa che basta una faccia da culo e l’idea giusta per fare la differenza? Forse sì, ma anche no, ma forse è qualcosa, forse e dico forse Gramsci non non aveva poi così torto:

Da leggere in senso apolitico:

“Odio gli indifferenti. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza e la soffoca. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono di parte, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, e sono di parte. Perciò odio chi non parteggia. Odio gli indifferenti.”

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