Uccidere un paziente per salvargli la vita

La nuova procedura messa in campo dai ricercatori dell'Università di Pittsburgh

22 giugno 2014 | Redazione | Stampa articolo |
Uccidere un paziente per salvargli la vita
Costume e Società
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I pazienti che hanno subito gravi lesioni a seguito di colpi di pistola, accoltellamenti o arresti cardiaci conseguenti ad altre patologie, recandosi al Pronto Soccorso della città di Pittsburgh, potrebbero trovarsi ad essere il campione di una nuova ricerca che il Dr. Thomas M. Scalea e i suoi collaboratori, stanno portando avanti, nell’intento e la speranza, di salvare la vita di quanti più pazienti versano in condizioni disperate. Questo nuovo metodo che da adito a non pochi dibattiti in merito all’etica professionale e all’efficacia della pratica, consisterebbe nel drenaggio del sangue del paziente , sostituito da un composto di acqua salata, gelata. A questo punto, i pazienti, privati dell’attività cardiaca e cerebrale, possono essere considerati clinicamente morti. A questo punto saranno i medici ad intervenire  tempestivamente per salvare loro la vita: in poco meno di cinque minuti, infatti, il flusso sanguigno dovrà essere ripristinato affinché non vengano riportate dal paziente conseguenze a livello cerebrale. L’esperimento, che ha preso il via solo lo scorso Aprile, al momento riporta un successo pari a un caso su 10 anche se, afferma il Dr. Scalea, i ricercatori si stanno impegnando per fare in modo che, nel più breve tempo possibile, la percentuale di successo migliori. E visto che, chiunque nel pieno della ragione, eviterebbe di sottoporsi ad un intervento tanto rischioso, il Pittsburgh Medical Center, ha messo a disposizione di tutti i cittadini dei braccialetti da indossare qualora non desiderassero, in caso di estrema necessità, partecipare alla ricerca.

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