Una storia di Diritto.

12 marzo 2014 | Redazione | Stampa articolo |
Una storia di Diritto.
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La storia di questo ragazzo ha dell’incredibile. Sebastiano Scafaro, 30 anni di Aprilia, disabile al 60% certificato dai medici della Asl, si è ritrovato senza lavoro per aver rifiutato di sottoporsi ad accertamenti clinici persso un ente privato deciso dall’azienda presso la quale lavorava, dopo aver chiesto di essere spostato dalla mansione gravosa che aveva, ad una più consona alla sua condizione.

Dal 2005, Sebastiano, lavorava per un’enorme azienda di servizi per le forze di difesa e sicurezza militari, e si occupava di spostare serbatoi pur facendo parte delle categorie protette e avendo una evidente malformazione al braccio sinistro.

Nel 2007, dopo due anni di lavoro gravoso, Sebastiano cominciò a sentire le fatiche dovute ai movimenti poco consoni alle sue possibilità e chiese all’azienda di poter essere spostato ad una mansione meno faticosa.

L’azienda però non accettò di buon grado la richiesta del ragazzo, chiedendogli di sottoporsi ad ulteriori accertamenti presso una clinica privata con i medici aziendali, seppur Sebastiano avesse già tutta la documentazione che accertava pienamente la sua invalidità.

Sebastiano rifiutò per una questione di etica e morale, e l’azienda lo sospese dal lavoro (senza retribuzione) fino ad ulteriori accertamenti. La famiglia Scafaro fece ricorso ma il Tribunale di Latina lo respinse perchè un’azienda può richiedere al proprio dipendente di sottoporsi ad una visita privata. Ad oggi la situazione è ancora in stallo e nel frattempo Sebastiano è con un lavoro senza retribuzione e fa parte delle categorie protette.

Seppur Sebastiano sia un giovane forte e determinato che non fa pesare a nessuno la sua invalidità, è possibile che un’azienda cosi grande ed importante non riesca a capire la situazione di disagio che questo ragazzo, dichiarato ufficialmente invalido al 60% dai medici della Asl, deve vivere ogni giorno?

L’azienda da un punto di vista legale è sicuramente dalla parte della ragione, qui però, la questione non è di tribunale ma di etica e morale e, ancora di più, di diritto.

 

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